L’aumento di prezzi nascosto, ecco come le aziende ingannano i consumatori

Si chiama shrikflation, ovvero l’unione delle due parole inglesi shrinkage (contrazione) e inflation (inflazione).

Molti di voi adesso si chiederanno il significato di questa strana parola, altri lo avranno già intuito, prima di scendere nel dettaglio vi racconto in breve di cosa si tratta.

Aumentando il prezzo di un prodotto, il consumatore sfiduciato effettuerà un acquisto dalla concorrenza, la miglior soluzione localizzata dalle aziende, è stata quella di lasciare invariato il prezzo, diminuendo la quantità venduta.

In sostanza, pacchetti con 9 fazzoletti e non più 10, lattine di bibite che da 33 ml passano a 25 ml, tubetti di dentifricio che scendono da 100 ml a 75, rotoli di carta igienica che da 250 ‘strappi’ si riducono a 230.

Detto così può sembrare veramente poco, ma immaginate questo fenomeno moltiplicato per milioni di consumatori, questo “trucco” permette alle imprese di aumentare, indirettamente, i prezzi convincendo il consumatore di mantenere i prezzibassi e fissi“, citando la pubblicità di un noto supermercato.

Stessa cosa accaduta per le compagnie telefoniche che, fino a poco tempo fa, rinnovavano le soglie “mensili” ogni 28 giorni, accaparrandosi 13 mesi, anziché i 12 come accadeva in passato.

Si tratta di un evento che viene monitorato con particolare attenzione dall’Istat, e che già è stato analizzato dall’Ons (Istituto di statistica inglese).

Sembra che possa avere un impatto veramente minimo sull’inflazione generale, ma risulta rilevante per alcune classi di prodotti, secondo l’Istat questa pratica viene diffusa in Italia dal Gennaio 2012 fino ad Agosto 2017, e riguarda maggiormente zuccheri, confetture, miele, cioccolato e dolciumi.

Secondo i rilevatori comunali che, oltre a controllare il prezzo del prodotto, hanno controllato anche le quantità vendute, su un totale di 604.487 quotazioni rilevate 1.405 hanno registrato un cambio di quantità, in parole povere possiamo affermare che nell’83% degli oltre 700 casi, dove il peso è diminuito, è stato constatato un aumento del costo relativo, e solo nel 17% dei casi, la riduzione della quantità è stata protagonista di una riduzione del prezzo.

Vien da se che se un pacchetto di fazzoletti contiene 9 pezzi, ed una confezione contiene 10 pacchetti, l’acquirente avrà in mano un pacchetto di fazzoletti in meno.

Stessa cosa accade per la carta igienica, se un rotolo contiene 230 strappi anziché 250, moltiplichiamo la quantità per 20 rotoli, ed ecco che il consumatore si porta a casa un rotolo di carta igienica in meno.


(FONTE: Adnkronos)
label, , , , ,